venerdì 27 luglio 2012

Believe me, it will be enough – Draghi straccia il veto di Berlino

“Believe me, it will be enough”, credetemi, sarà quanto basta. Queste sei parole di Draghi ieri a Londra hanno dato una formidabile scossa ai mercati. Lo spread è precipitato a 470 dai 540 toccati il giorno prima, Piazza Affari ha fatto un balzo del 5,62%.
Nell’oscuro linguaggio rituale dell’alta finanza, Draghi ha detto un insieme di cose che suonano chiarissime all’orecchio degli addetti ai lavori e che equivalgono finalmente ad un rovesciamento del tavolo su cui hanno giocato d’azzardo fino all’altro ieri quanti scommettevano sulla rovina dell’Italia.
Ha detto in buona sostanza, una cosa che fino all’altro ieri era tabù: che non è affatto vero che i trattati impediscono alla Bce di usare i suoi mezzi per comprimere i tassi d’interesse sui titoli pubblici dei paesi in difficoltà.
Ha detto che se i tassi su quei titoli ostacolano “la trasmissione della politica monetaria”, intervenire per contenerli rientra pienamente nel mandato della Bce.
Ha detto che rientra pienamente nel mandato della Bce difendere la sopravvivenza dell’euro. Ha detto che nessun paese uscirà dall’euro, leggi: nemmeno la Grecia.
Ha detto che a questi fini la Bce userà “tutti i mezzi necessari”. E saranno quanto basta.
E quello che da oltre un anno, su questo blog (vedi per esempio qui), auspicavamo di sentir dire alla Bce.
Sono parole esplosive, specie se si sommano a quelle dell’intervista a “Le Monde” di qualche giorno fa, in cui Draghi aveva chiarito che rientra nel mandato della Bce anche la lotta alla deflazione, il che significa che in una situazione come quella attuale, può essere opportuno creare moneta per compensare gli effetti delle politiche fiscali restrittive imposte a tutto il continente.
Non sappiamo ancora quali saranno esattamente gli strumenti tecnici, fra i tanti che ha a disposizione, che la Bce userà per mettere in atto queste sue intenzioni. Se acquisterà direttamente e illimitatamente i titoli sul mercato secondario, come sarebbe logico e auspicabile, o se ricorrerà a qualche artificio equivalente. Ma poiché non c’è dubbio che dispone di tutti i mezzi necessari, quelle sei parole garantiscono che saranno utilizzati.
Chi ha fatto festa fino a ieri scommettendo sulla rovina dell’Italia, adesso avrà qualcosa da temere.
Quello che forse non sapremo se non fra molto tempo è che cosa è successo dietro le quinte per consentire una simile presa di posizione. Qualcosa certamente è successo, poiché è chiaro che Draghi non avrebbe mai fatto una cosa del genere se non fosse stato sicuro di avere le spalle coperte sul fronte tedesco. Quello che ha detto è esattamente tutto quello che Angela Merkel aveva finora proibito di dire.
Una sconfitta della Germania? In un certo senso, forse. In un altro senso, non direi. Direi che quanti, in Germania e altrove, hanno fatto di tutto per favorire la speculazione contro l’Italia, in primo luogo mettendo quel veto che oggi Draghi ha stracciato, si dividono in due categorie: quelli del “potere rozzo”, che mirano all’esplosione dell’euro, e quelli del “potere sottile”, che mirano invece ad imporre attraverso la pressione dei mercati le politiche neoliberiste che tutti conosciamo. Direi che quella di ieri è una sconfitta dei primi, non certo una sconfitta dei secondi, che forse hanno solo deciso, per il momento, di aver tirato la corda abbastanza.
Quel che mi sembra certo è che questo intervento di Draghi segna una svolta irreversibile: non la fine di questa crisi, che è ancora lontana, ma la fine di questa sua prima fase. Cosa ci riserverà la fase successiva, questo resta tutto da vedere.

Un aggiornamento. 30 luglio. I fatti immediatamente successivi alle dichiarazioni di Draghi dimostrano che non avevamo tutti i torti: era stata evidentemente Angela Merkel in persona a dare il via libera a quelle dichiarazioni, in accordo col suo ministro Schaeuble. Ma, evidentemente, senza il pieno sostegno del governatore Jens Weidmann, dei vertici Bundesbank e del vice cancelliere liberale Roesler, tutti personaggi che, se non sono esattamente i capofila del partito avverso all'euro, sono molto apprezzati da chi lo anima, in Germania e in altre parti del pianeta.


1 commento:

  1. La soluzione possibile a questa situazione di stallo è l'avvio di un processo costituente che assegni al Parlamento europeo poteri deliberanti che non ha: un deciso trasferimento di sovranità dai singoli Stati. E' una strada che per ora è larga quanto la cruna di un ago, ma resta l'unica (vedi l'intervento di J.Habermas)

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